Testi critici

Alfredo Entità, dal catalogo della Mostra personale di Biagio Brancato e Giuseppe Micieli al Circolo Artistico di Catania nel Novembre del 1950.
"...L'atmosfera plastica nella quale si muove con destrezza è delle più aggiornate da spontaneo impulso. Il suo mondo espressivo è quanto mai vigoroso..."
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Renato Civello, dal catalogo della Mostra “ G. Micieli – B. Brancato” del 1961 alla Galleria d’arte “ La Marguttiana” Ragusa. 
"...
Si tratta di impostazioni inedite, per le quali la capacità inventiva si è svolta esclusivamente sullo schema cardinale della forma e che, attraverso l’equilibrio sensuale, attingono la vitalità di una stagione colma, la succosità di un frutto maturo...."
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Renato Civello, dal catalogo della Mostra " Giuseppe Micieli" del 1967 alla Galleria del Libro - Poidomani, Modica, e dal volume "Artisti di Sicilia" Ed. Il Punto, Palermo, 1969.   
"...Le componenti della statuaria di Micieli sono perciò singolari e nondimeno, senza essere condizionate nei risultati estetici, hanno una ferrea legittimità: nascono, queste sculture, dalla visione delle nostre rupi calcaree, dal bigio fortilizio dei rapaci su cui mille generazioni hanno tramato una storia di dolore e di speranza strappando un pane amaro all'avarizia della terra..." 
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Giuseppe Traina, da Giuseppe Micieli, opuscolo sulla mostra del 1973 all'Art Club di Vittoria.
"...Torna, infatti, con una certa insistenza nello scultore comisano il tema di un paradiso perduto, di un'infanzia favolosa:  le "cave", i pastori, il suonatore di cornamusa.  Per chi conosca la vicenda privata dell'artista tutti questi sono precisi riferimenti biografici ad un momento del suo passato, di quello meno prossimo..."
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Renato Civello, da Giuseppe Micieli, catalogo della mostra tenutasi nel 1979 a Prato alla Galleria d'arte CEPAC.
"Saper leggere nella scultura, individuarne le matrici genetiche, il peso di creatività e la collocazione gerarchica, riuscire a connotarne l' autonomia evitando le analogie gratuite o comunque devianti è senza dubbio ~ più complesso di quanto avvenga per qualsiasi altro scultore delle arti figurative..."
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Gesualdo Bufalino, da Brancato Di Stefano, Fava, Micieli, catalogo della mostra del 1980 al Centro Servizio Culturale del Comune di Comiso."...Micieli, dopo una parabola di belle e fruttuose  esperienzeha guardato, riascoltato, ruminato gli antichi maestri toscani del suo fertile apprendistato. derivandone quell'asciutto arcaico rigore dove si spengono, come su una spiaggia, le tentazioni dell'espressionismo..."
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Nunzio Di Giacomo, "L'ombra di Micieli" dal catalogo della mostra "Micieli opere 1940 1990" tenutasi nel 1998 a Comiso nel foyer del Teatro comunale.
"Sono incerto tra un portoncino e l'ampio portone di una rimessa. Mi decido per questo. Guardo attraverso un vetro  appannato: eccolo, è lui. Mi volta le spalle e sta curvo  su una statuetta che sembra bisbigliargli qualcosa all'orecchio..." 
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Paolo Nifosì, "I ritratti di Micieli" dal catalogo della mostra "Micieli opere 1940 1990" tenutasi nel 1998 a Comiso nel foyer del Teatro comunale.
"Mi capita molto spesso che, nel conoscere le opere di uno scultore, mi sento coinvolto quasi sempre dai ritratti, dai busti; forse perché, nel farli, lo scultore ha poche possibilità di sfuggire al soggetto che ha davanti, con dei committenti che non chiedono interpretazioni ma la restituzione dell' aspetto fisico  e fisionomico..."
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 Stralci critici

“[...] Micieli è un silenzioso e le sue sculture possiedono l'eloquente silenzio di certi monumentali massi granitici che giganteggiano nelle valli. Scultura antiretorica e antiletteraria che nasce dalla meditazione e dal raccoglimento. Nessuna critica sfiorerebbe Micieli perchè egli è il più aspro critico di se stesso, basta per rendersene conto vedere la innumerevole serie degli studi e disegni che fa prima di realizzare l'opera [...]” 
Germano Belletti
dal catalogo della Mostra collettiva del 1958 al Circolo Ricreativo del Banco di Sicilia di Ragusa

“[...] Giuseppe Micieli è ospite, Siciliano, con un possente cavaliere di discrete proporzioni e di cemento nero, segmentato in una medioevalistica e sopravvivente fonditura, e “Attesa”è felice momento di solidità ispirativa di cadenza e tristezza meridionali[...]”
Domenico Cara
da "Italia moderna produce" (anno 1960 – N.5), articolo “Alla fondazione Livio e Maria Garzanti in Forlì. Un Panorama di scultura figurativa italiana” 


 “[...] Nella sua recente fase di lavoro, Micieli tenta un accostamento a certi moduli di riduzione e di taglio dei volumi, con variazioni schematiche, morbide e sottili nel girare dei piani. Una voluta semplificazione delle forme in squadri geometrici, con mirabile fedeltà agli aspetti naturali della figura umana, caratterizza la sua recente produzione [...] “
Biagio Brancato
dal catalogo della "Mostra personale di Giuseppe Micieli, Ceramiche - Sculture - Disegni" del 1955 al Circolo Amici dell'Arte - Comiso

 "[...] le sue emozioni plastiche maturano in cadenze solide, in massi che non sembrano toccati dalla mano dell'uomo, così voluti per conservargli l'innocente, felice motivo della genuinità, ma hanno dietro anni di lavoro, di sapienza costruttiva, di costante vocazione, in armonica convergenza...
E' insomma la stessa natura che gli offre, sia una pietra sia qualunque altro oggetto non "trattato", sorprendenti rispondenze alle sue emozioni, che prendono precise forme, si sviluppano alla fiamma d'una vitalità che s'inserisce con una sua fisionomia nell'arte contemporanea [...].
Enzo Leopardi

[...] Ancora un altro incontro-scontro subentra, ancora un altro rapporto sofferto, ancora un altro tuffo nel mito di sempre, nel passato delle madri, nella folla dei ricordi personali e della memoria collettiva: la madre che diventa maternità, anzi le maternità di Micieli, mentre la trascendenza diventa immanenza, l'immanenza nelle figure religiose. C’è, infatti, questo altro aspetto importante nella lunghissima attività di Micieli: l'attenzione  partecipe, la ricerca affannosa, I'attaccamento febbrile alla scultura sacra, alla religiosità. E questa, in un artista che privilegia l'uomo, non può essere trascendente: interessa il dolore dell'uomo. E’ quindi perseguito il riscatto dell'umanità intera attraverso il Cristo; è esaltato il valore escatologico che assume soprattutto conformazioni terrene ed estemporanee [...].
Girolamo Piparo
da Giuseppe Micieli, in Itinerari d'Arte Visiva, catalogo della mostra, Centro Servizi Culturali, Comiso
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